«"L'etica nella vita”: teologia morale e teologia pastorale a confronto. “Morale sessuale” e pastorale. Le sfide del Sinodo» di Andrea Volpe
Di seguito riporto la mia relazione tenuta il 29 aprile 2015 ad una giornata di studi organizzata dalla sezione Sicilia dell'ATISM presso lo Studio Teologico San Paolo.
Il tema della giornata era "L'etica nella vita" e a me fu assegnata la relazione: “Morale sessuale” e pastorale. Le sfide del Sinodo.
Riprendo qui quella relazione a testimonianza del clima del periodo intrasinodale, che poi produrrà i suoi frutti migliori nella promulgazione dell'Esortazione Apostolica Amoris laetitia avvenuta il 19 marzo 2016 da parte di Papa Francesco:
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"L'etica nella vita”: teologia morale e teologia pastorale a confronto.
“Morale sessuale” e pastorale. Le sfide del Sinodo
di Andrea Volpe
Introduzione
La riflessione sulla famiglia contemporanea è stata affidata da Papa Francesco a due Sinodi: quello straordinario, svoltosi dal 5 al 19 ottobre 2014 e conclusosi con la Relatio Synodi, “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, e quello ordinario, che si terrà dal 4 al 25 ottobre 2015, avente per tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.
Il Papa ha voluto che entrambi i Sinodi venissero preceduti dalla discussione di questionari appositamente predisposti per permettere alle Chiese particolari di partecipare attivamente alla preparazione dei due Sinodi.
Il primo questionario ha portato alla stesura dell’Instrumentum laboris, che ha costituito la base di discussione del Sinodo straordinario dell’ottobre 2014, che si è concluso con la Relatio Synodi del 18-10-2014.
Il secondo questionario è stato invece aggiunto alla sopra citata Relatio Synodi, per costituire, insieme, i Lineamenta del prossimo Sinodo ordinario dei Vescovi.
Mentre il primo questionario aveva lo scopo di raccogliere dati, testimonianze e suggerimenti delle Chiese particolari per rispondere alle nuove sfide sulla famiglia, il secondo questionario, alla luce delle riflessioni e delle prospettive emerse nel corso del Sinodo straordinario del 2014, ha interpellato le Chiese particolari per trovare soluzioni concrete alle innumerevoli difficoltà e sfide che le famiglie nel contesto contemporaneo devono affrontare.
I risultati di questa seconda consultazione, che si è conclusa il 15 aprile 2015, assieme alla Relatio Synodi, costituirà il materiale per l’Instrumentum laboris della XIV Assemblea Generale Ordinaria del 2015, tramite l’adeguata rielaborazione da parte della Segreteria del Sinodo.
Di seguito saranno esaminati gli aspetti di morale sessuale presenti nei documenti preparatori del prossimo Sinodo, mettendoli a confronto con le esigenze di una “pastorale della misericordia”, sollecitata da Papa Francesco sin dai primi giorni del suo pontificato.
È proprio il confronto tra la prassi rilevata nei questionari e l’attitudine ad una pastorale attenta ai bisogni dei fedeli a fondare le sfide a cui il Sinodo è chiamato a dare risposte.
La materia è molto delicata, soprattutto perché appare del tutto evidente la distanza tra magistero ecclesiastico da una parte e prassi e sensus fidei fidelium dall’altra.
Si può asserire che questa distanza oggi emerge (non nasce) proprio a ragione della nuova sensibilità pastorale, promossa da Papa Francesco, e non appare intrinsecamente riducibile in forza di una pretesa di adeguamento spontaneo dei comportamenti dei fedeli alle indicazioni magisteriali.
In questo momento in cui la comunità ecclesiale è chiamata a riflettere su se stessa con specifico riferimento alla vocazione e alla missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo, il richiamo alla parresìa (franchezza nell'esprimersi), effettuato da Papa Francesco, appare quanto mai opportuno e necessario. Altresì impone un abito ecclesiale di cooperazione alla riflessione e alla risoluzione comunionale delle sfide poste nell’ambito morale.
La trattazione di questioni di morale sessuale viene effettuata nella prospettiva in cui è stata inserita nei documenti sinodali e, di conseguenza, prescinde dagli altri complessi aspetti, per esempio medici, psichici, fisiologici, etnologici, filosofici, politici e altri ancora, non direttamente affrontati nei suddetti documenti e per i quali sarebbero necessarie competenze e approfondimenti specifici.
1. Trattazione sistematica
La trattazione sistematica prende come riferimento l’ultimo documento pubblicato dalla Segreteria sinodale, cioè i Lineamenta, che, come già evidenziato, riprendono la "Relatio Synodi" della III Assemblea generale straordinaria del Sinodo dei Vescovi e la integrano con una nuova serie di domande, per individuare proposte e soluzioni concrete in risposta alle difficoltà e alle sfide che le famiglie cristiane affrontano nel mondo contemporaneo.
1.1. La Relatio Synodi
La "Relatio Synodi" è articolata nelle seguenti tre parti:
- I Parte - L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia (nn. 5-11)
- II Parte - Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia (nn. 12-28)
- III Parte - Il confronto: prospettive pastorali (nn. 29-61)
con una Introduzione (nn. 1-4) ed una Conclusione (n. 62).
I temi di morale sessuale, di seguito esaminati, sono specificatamente affrontati nella terza parte della "Relatio Synodi", cioè nel contesto più pastoralmente orientato nel tentativo di trovare risposte alle relative sfide, anche se talvolta vengono anticipati o trovano agganci anche nelle parti precedenti. In questi casi si evidenzieranno i collegamenti più significativi.
Gli aspetti di morale sessuale saranno presi in considerazione nello stesso ordine in cui compaiono nella III Parte della "Relatio Synodi" e sono i seguenti:
- Matrimoni civili e convivenze
- Divorziati risposati
- Omosessualità
- Trasmissione della vita
1.1.1. Matrimoni civili e convivenze
L’argomento è trattato ai nn. 41-43, ma è già sinteticamente anticipato al n. 27, dove si legge: «[…] una dimensione nuova della pastorale familiare odierna consiste nel prestare attenzione alla realtà dei matrimoni civili tra uomo e donna, ai matrimoni tradizionali e, fatte le debite differenze, anche alle convivenze. Quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio».
Al n. 41 i Vescovi avvertono: «È importante entrare in dialogo pastorale con tali persone al fine di evidenziare gli elementi della loro vita che possono condurre a una maggiore apertura al Vangelo del matrimonio nella sua pienezza. I pastori devono identificare elementi che possono favorire l’evangelizzazione e la crescita umana e spirituale. Una sensibilità nuova della pastorale odierna, consiste nel cogliere gli elementi positivi presenti nei matrimoni civili e, fatte le debite differenze, nelle convivenze».
Al n. 42 vengono citate le circostanze attenuanti (cf. Catechismo della Chiesa Cattolica, 1735), che limitano l’imputabilità della scelta della convivenza: «La semplice convivenza è spesso scelta a causa della mentalità generale contraria alle istituzioni e agli impegni definitivi, ma anche per l’attesa di una sicurezza esistenziale (lavoro e salario fisso). In altri Paesi, infine, le unioni di fatto sono molto numerose, non solo per il rigetto dei valori della famiglia e del matrimonio, ma soprattutto per il fatto che sposarsi è percepito come un lusso, per le condizioni sociali, così che la miseria materiale spinge a vivere unioni di fatto».
E il n. 43 conclude: «Tutte queste situazioni vanno affrontate in maniera costruttiva, cercando di trasformarle in opportunità di cammino verso la pienezza del matrimonio e della famiglia alla luce del Vangelo. Si tratta di accoglierle e accompagnarle con pazienza e delicatezza».
Emerge inequivocabile l’indicazione che queste situazioni familiari, non ancora approdate al matrimonio sacramentale cristiano, non possono essere valutate come “adultere”, ma che, al contrario, devono essere prese in carico dalla comunità cristiana e aiutate a proseguire il loro cammino verso la pienezza del matrimonio cristiano.
E’ una prospettiva non nuova, ma risulta importante perché a sancirla è il Sinodo dei Vescovi, che, nella sollecitudine pastorale, indica questa via come interna alla comunità cristiana e in comunione con essa.
Il presupposto teologico e cristologico risiede nella ritrovata alta considerazione del matrimonio naturale, già presente nel questionario del Documento preparatorio dei lavori del Sinodo straordinario e che la Relatio Synodi così riprende al n. 13: «Dato che l’ordine della creazione è determinato dall’orientamento a Cristo, occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza. In ragione della pedagogia divina, secondo cui l’ordine della creazione evolve in quello della redenzione attraverso tappe successive, occorre comprendere la novità del sacramento nuziale cristiano in continuità con il matrimonio naturale delle origini. Così qui s’intende il modo di agire salvifico di Dio, sia nella creazione sia nella vita cristiana. Nella creazione: poiché tutto è stato fatto per mezzo di Cristo ed in vista di Lui (cf. Col 1,16), i cristiani sono «lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli» (Ad Gentes, 11). Nella vita cristiana: in quanto con il battesimo il credente è inserito nella Chiesa mediante quella Chiesa domestica che è la sua famiglia, egli intraprende quel «processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (Familiaris Consortio, 9), mediante la conversione continua all’amore che salva dal peccato e dona pienezza di vita».
Viene qui riconosciuto un processo dinamico e graduale nella “progressiva integrazione dei doni di Dio”, per cui le coppie di conviventi vengono accolte e comprese come coppie in cammino verso la meta del matrimonio sacramentale.
1.1.2. Divorziati risposati
L’argomento è trattato ai nn. 45-49 e 51-53, ma anche in questo caso ci sono anticipazioni significative nella “II Parte - Lo sguardo su Cristo: il Vangelo della famiglia” al n. 24, dove si legge: «La Chiesa, in quanto maestra sicura e madre premurosa, pur riconoscendo che per i battezzati non vi è altro vincolo nuziale che quello sacramentale, e che ogni rottura di esso è contro la volontà di Dio, è anche consapevole della fragilità di molti suoi figli che faticano nel cammino della fede. «Pertanto, senza sminuire il valore dell’ideale evangelico, bisogna accompagnare con misericordia e pazienza le possibili tappe di crescita delle persone che si vanno costruendo giorno per giorno. […] Un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà. A tutti deve giungere la consolazione e lo stimolo dell’amore salvifico di Dio, che opera misteriosamente in ogni persona, al di là dei suoi difetti e delle sue cadute» (Evangelii Gaudium, 44)» e al n. 25: «In ordine ad un approccio pastorale verso le persone che hanno contratto matrimonio civile, che sono divorziati e risposati, o che semplicemente convivono, compete alla Chiesa rivelare loro la divina pedagogia della grazia nelle loro vite e aiutarle a raggiungere la pienezza del piano di Dio in loro. Seguendo lo sguardo di Cristo, la cui luce rischiara ogni uomo (cf. Gv 1,9; Gaudium et Spes, 22) la Chiesa si volge con amore a coloro che partecipano alla sua vita in modo incompiuto, riconoscendo che la grazia di Dio opera anche nelle loro vite dando loro il coraggio per compiere il bene, per prendersi cura con amore l’uno dell’altro ed essere a servizio della comunità nella quale vivono e lavorano».
Più esplicite sono le posizioni prese nella III Parte della Relatio.
Al n. 45 viene affermato: «Nel Sinodo è risuonata chiara la necessità di scelte pastorali coraggiose. Riconfermando con forza la fedeltà al Vangelo della famiglia e riconoscendo che separazione e divorzio sono sempre una ferita che provoca profonde sofferenze ai coniugi che li vivono e ai figli, i Padri sinodali hanno avvertito l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità familiari, sapendo che esse, spesso, sono più "subite" con sofferenza che scelte in piena libertà» e al n. 46 : «Ogni famiglia va innanzitutto ascoltata con rispetto e amore facendosi compagni di cammino come il Cristo con i discepoli sulla strada di Emmaus. Valgono in maniera particolare per queste situazioni le parole di Papa Francesco: «La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa "arte dell’accompagnamento", perché tutti imparino sempre a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5)».
«Cammini pastorali nuovi» e «togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (cf. Es 3,5» precisano l’approccio pastorale indicato dai Vescovi, cioè rinnovamento della pastorale e rispetto della dignità della persona in qualsiasi situazione esistenziale essa sia.
I nn. 48-49 affrontano gli aspetti canonici di validità del matrimonio sacramentale, cercando di individuare vie di semplificazioni procedurali nella cause di riconoscimento di nullità. Di particolare interesse appare l’ultimo paragrafo del n. 48, dove si legge: «Secondo altre proposte, andrebbe poi considerata la possibilità di dare rilevanza al ruolo della fede dei nubendi in ordine alla validità del sacramento del matrimonio, tenendo fermo che tra battezzati tutti i matrimoni validi sono sacramento». Qui, sebbene in modo implicito, compare un appello alla coscienza degli sposi in merito alla validità della celebrazione sacramentale del proprio matrimonio: è l’unico caso in cui nella Relatio, anche se non direttamente, c’è un riferimento alla coscienza, la cui totale assenza, in un documento magisteriale che riguarda la morale matrimoniale, è veramente sorprendente.
I nn. 52 e 53 affrontano apertamente il rapporto tra divorziati risposati ed Eucaristia. Al n. 53 si legge: «Si è riflettuto sulla possibilità che i divorziati e risposati accedano ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Diversi Padri sinodali hanno insistito a favore della disciplina attuale [...]. Altri si sono espressi per un’accoglienza non generalizzata alla mensa eucaristica, in alcune situazioni particolari ed a condizioni ben precise, soprattutto quando si tratta di casi irreversibili e legati ad obblighi morali verso i figli che verrebbero a subire sofferenze ingiuste. L’eventuale accesso ai sacramenti dovrebbe essere preceduto da un cammino penitenziale sotto la responsabilità del Vescovo diocesano. Va ancora approfondita la questione, tenendo ben presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti, dato che «l’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere sminuite o annullate» da diversi «fattori psichici oppure sociali» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1735)». Sembrerebbe assodato il fatto che, per quanto condizionato e personalizzato, tuttavia i divorziati risposati possano accedere alla mensa eucaristica, almeno per una parte cospicua di Padri sinodali.
Il successivo n. 53 affronta la questione della “comunione spirituale” nei seguenti termini: «Alcuni Padri hanno sostenuto che le persone divorziate e risposate o conviventi possono ricorrere fruttuosamente alla comunione spirituale. Altri Padri si sono domandati perché allora non possano accedere a quella sacramentale. Viene quindi sollecitato un approfondimento della tematica in grado di far emergere la peculiarità delle due forme e la loro connessione con la teologia del matrimonio». Singolare è il dato che non viene discussa l’ammissione dei divorziati risposati alla“comunione spirituale” (e non avrebbe nemmeno senso porsi tale questione, visto che, per la sua natura intimistica, non c’è possibilità di divieto), ma se essa non possa essere la via per giustificare anche l’ammissione direttamente alla mensa eucaristica.
Entrambi questi punti sono stati approvati a larga maggioranza dai padri sinodali (il n. 52 con 104 voti favorevoli e 74 contrari, il n. 53 con 112 voti favorevoli e 64 contrari), pur senza raggiungere la maggioranza qualificata dei 2/3 dei voti. Di per sé i due punti non sono chiarissimi nella scelta delle opzioni proposte, perché in effetti sono semplicemente descrittivi delle diverse posizioni che i Padri sinodali hanno assunto; tuttavia è forse proprio il singolare contrasto che si rileva sui risultati di queste votazioni, che asserisce l’esatta percezione dei Vescovi sui dati di fondo delle questioni poste e che conferma che una maggioranza tra i Padri sinodali comunque si è mostrata favorevole alla “riammissione condizionata” dei divorziati risposati all’Eucaristia.
1.1.3. Omosessualità
L’argomento è specificatamente affrontato solo al n. 55 di seguito riportato: «Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4)». Il Sinodo appare chiudere la questione con il richiamo al documento elaborato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, che non lascia molti margini di discussione. Tuttavia, nella sollecitudine pastorale che ispira tutta la riflessione sinodale, emerge la necessità che «Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza». Il modulo attuativo di questa necessità pastorale non viene indicato e sarà all’ordine del giorno del prossimo Sinodo ordinario, come risulterà quando si esamineranno alcune domande del secondo questionario, che completa i Lineamenta, oggetto di questo studio.
1.1.4. Trasmissione della vita
L’argomento è trattato ai nn. 57-59, ma il riferimento all’aspetto sessuale è concentrato al n. 58, che nello specifico afferma: «Anche in questo ambito occorre partire dall'ascolto delle persone e dar ragione della bellezza e della verità di una apertura incondizionata alla vita come ciò di cui l'amore umano ha bisogno per essere vissuto in pienezza. È su questa base che può poggiare un adeguato insegnamento circa i metodi naturali per la procreazione responsabile. Esso aiuta a vivere in maniera armoniosa e consapevole la comunione tra i coniugi, in tutte le sue dimensioni, insieme alla responsabilità generativa. Va riscoperto il messaggio dell’Enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, che sottolinea il bisogno di rispettare la dignità della persona nella valutazione morale dei metodi di regolazione della natalità». Il Sinodo appare voler rilanciare l’Humanae Vitae proprio nel suo aspetto oggi più disatteso, cioè quello del ricorso ai metodi naturali nell’applicazione della paternità/maternità responsabile da parte dei coniugi cristiani. Non è in discussione la paternità/maternità responsabile promossa dall’enciclica, oggi diffusamente condivisa anche in ambienti non ecclesiali, ma la modalità attuativa del suo esercizio con specifico riferimento ai metodi contraccettivi.
La questione è molto dibattuta e a livello scientifico non tutti gli studiosi sono convinti della ragionevolezza della distinzione tra metodi naturali e metodi artificiali, perché preminente risulta l’atteggiamento verso la procreazione e potrebbe instaurarsi una mentalità contraccettiva tra i coniugi, che è il male primario, anche qualora facessero esclusivo ricorso ai metodi naturali.
Qui, come si è detto, non si affrontano le questioni biologiche, perché non è la sede e perché non vengono affrontate nemmeno dal Sinodo, tuttavia emerge che da parte dei Padri sinodali permane una prospettiva statica delle modalità di controllo della fertilità legata ai cosiddetti “metodi naturali”, che non tiene nel dovuto conto la storia travagliata di questo aspetto della Humanae Vitae e della sua scarsa ricezione, se non addirittura rigetto, da parte del Popolo di Dio, come viene rilevato nello stesso Instrumentum laboris del Sinodo straordinario dell’ottobre 2014 ai nn. 123-125:
«123. Le risposte relative alla conoscenza della dottrina della Chiesa sull’apertura alla vita degli sposi, con particolare riferimento all’Humanae Vitae, descrivono realisticamente il fatto che essa, nella stragrande maggioranza dei casi, non è conosciuta nella sua dimensione positiva. Coloro che affermano di conoscerla appartengono per lo più ad associazioni e gruppi ecclesiali particolarmente impegnati nella frequentazione delle parrocchie o in cammini di spiritualità familiare. Nella stragrande maggioranza delle risposte pervenute, si evidenzia come la valutazione morale dei differenti metodi di regolazione delle nascite venga oggi percepita dalla mentalità comune come un’ingerenza nella vita intima della coppia e una limitazione all’autonomia della coscienza. […]. Molte risposte riportano l’impressione che per parecchi cattolici il concetto di “paternità e maternità responsabile” inglobi la responsabilità condivisa di scegliere in coscienza il metodo più adeguato per la regolazione delle nascite, in base a una serie di criteri che vanno dalla efficacia alla tollerabilità fisica, passando per la reale praticabilità.
124. Soprattutto nelle osservazioni, si evidenzia la fatica a cogliere la distinzione tra i metodi naturali di regolamentazione della fertilità e la contraccezione, tanto che generalmente tale differenza viene tradotta mediaticamente nella terminologia di metodi contraccettivi “naturali” e “non naturali”. Da ciò, si comprende perché tale distinzione venga sentita come pretestuosa e i metodi “naturali” vengano ritenuti semplicemente inefficaci e impraticabili. […].
125. Risposte e osservazioni rilevano come sia percepita in modo forte la differenza tra metodi contraccettivi “abortivi” e “non abortivi”. Spesso è questo il criterio di giudizio utilizzato sulla bontà morale dei differenti metodi. Inoltre, nelle risposte pervenute, e soprattutto in diverse osservazioni, si fanno notare le difficoltà relative alla profilassi contro l’AIDS/HIV. […]».
Si tornerà tra poco su questi aspetti quando si affronteranno alcune domande del secondo questionario, che sembrano smorzare questa “pretesa di indiscutibilità” dei cosiddetti metodi naturali.
1.2. Domande per la ricezione e l’approfondimento della Relatio Synodi
Questa seconda parte dei Lineamenta è articolata in una “domanda previa” e in una serie di domande che ricalcano l’Indice della Relatio Synodi.
Significativa della sollecitudine alla parresia, incoraggiata dallo stesso Papa Francesco, è la domanda previa che di seguito si riporta:
«La descrizione della realtà della famiglia presente nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella società di oggi? Quali aspetti mancanti si possono integrare?».
Appare pertanto, al di là del “consolidato” emerso nella Relatio Synodi, un’apertura alla riflessione generalizzata e diffusa in questo frangente in cui la Chiesa universale è chiamata a vagliare tutte le questioni relative alla famiglia.
Invece le domande per la ricezione e l’approfondimento della Relatio Synodi, per un totale di 46 domande, sollecitano le proposte e le indicazioni di attività pastorali idonee ad attuare quanto già approvato in precedenza dai Padri sinodali: di conseguenza esse non possono che esser lette come direttamente connesse ai punti a cui si richiamano e anche le risposte dovrebbero avere un carattere immediatamente attuativo delle istanze già fatte proprie dal Sinodo. Importante è lo spirito che, in accordo allo spirito della Evangelii Gaudium di Papa Francesco, viene raccomandato nella introduzione alle domande della “I Parte - L’ascolto: il contesto e le sfide sulla famiglia”: «Le domande che si propongono di seguito, con riferimento espresso agli aspetti della prima parte della Relatio Synodi, intendono facilitare il dovuto realismo nella riflessione dei singoli episcopati, evitando che le loro risposte possano essere fornite secondo schemi e prospettive proprie di una pastorale meramente applicativa della dottrina, che non rispetterebbe le conclusioni dell’Assemblea sinodale straordinaria, e allontanerebbe la loro riflessione dal cammino ormai tracciato».
L’invito esplicito è quello di non considerare la dottrina come impedimento a dare risposte pastorali adeguate alle esigenze emerse nel corso del Sinodo straordinario.
Di seguito saranno esaminate le nuove domande poste sulle questioni sopra affrontate nel contesto del commento alla Relatio Synodi.
1.2.1. Matrimoni civili e convivenze
Le domande che fanno esplicito riferimento al matrimonio naturale, in quanto connesse ai nn. 13 e 27 della Relatio Synodi, si trovano ai nn. 8,9 e 12, di seguito riportati:
«8. Quali valori del matrimonio e della famiglia vedono realizzati nella loro vita i giovani e i coniugi? E in quale forma? Ci sono valori che possono essere messi in luce? (cf. n. 13) Quali le dimensioni di peccato da evitare e superare?».
«9. Quale pedagogia umana occorre considerare - in sintonia con la pedagogia divina - per comprendere meglio ciò che è richiesto alla pastorale della Chiesa di fronte alla maturazione della vita di coppia, verso il futuro matrimonio? (cf. n. 13)».
«12. Come si potrebbe far comprendere che il matrimonio cristiano corrisponde alla disposizione originaria di Dio e quindi è un'esperienza di pienezza, tutt’altro che di limite? (cf. n. 13)».
Particolarmente significativa e impegnativa appare la domanda n. 9, perché sollecita una riflessione sulle modalità pastorali per promuovere un processo dinamico e graduale verso il matrimonio sacramentale.
Le domande che sono direttamente connesse ai nn. 41-43, sopra trattati, sono i nn. 32 e 33, che di seguito si riportano:
«32. Quali criteri per un corretto discernimento pastorale delle singole situazioni vanno considerati alla luce dell’insegnamento della Chiesa, per cui gli elementi costitutivi del matrimonio sono unità, indissolubilità e apertura alla procreazione?».
«33. La comunità cristiana è in grado di essere pastoralmente coinvolta in queste situazioni? Come aiuta a discernere questi elementi positivi e quelli negativi della vita di persone unite in matrimoni civili in maniera da orientarle e sostenerle nel cammino di crescita e di conversione verso il sacramento del matrimonio? Come aiutare chi vive in convivenze a decidersi per il matrimonio?»
Qui fondamentale appare la domanda: “La comunità cristiana è in grado di essere pastoralmente coinvolta in queste situazioni”?
La preoccupazione sembrerebbe essere quella se la comunità ecclesiale sia effettivamente pronta, dopo secoli di abitudine all’allontanamento dalla comunione sacramentale dei conviventi (a questi vengono ancor oggi assimilati anche gli sposati solo civilmente), a concepire queste persone come cristiani appartenenti a pieno titolo alla comunità ecclesiale. La preoccupazione appare quella di una “sindrome da fratello maggiore”, come è evangelicamente espressa in Lc 15,25-32!
1.2.2. Divorziati risposati
In riferimento ai nn. 24 e 25 trattati in precedenza relativamente ai divorziati risposati, il Sinodo pone le seguenti necessità pastorali con le domande n. 21 e n. 22, di seguito riportate:
«21. Come possono i fedeli mostrare nei confronti delle persone non ancora giunte alla piena comprensione del dono di amore di Cristo, una attitudine di accoglienza e accompagnamento fiducioso, senza mai rinunciare all’annuncio delle esigenze del Vangelo? (cf. n. 24)».
«22. Che cosa è possibile fare perché nelle varie forme di unione – in cui si possono riscontrare valori umani – l’uomo e la donna avvertano il rispetto, la fiducia e l’incoraggiamento a crescere nel bene da parte della Chiesa e siano aiutate a giungere alla pienezza del matrimonio cristiano? (cf. n. 25)».
Quindi la comunità cristiana è interpellata a farsi carico e a prendersi cura pastorale dei cattolici che, dopo un valido matrimonio, hanno divorziato e si sono risposati civilmente, ed anche di coloro che sono uniti solo con vincolo civile o anche che semplicemente convivono.
Sulla scorta di questa sollecitazione sinodale alla comunità dei fedeli, ancora più forte appare la domanda n. 35:
«35. La comunità cristiana è pronta a prendersi cura delle famiglie ferite per far sperimentare loro la misericordia del Padre? Come impegnarsi per rimuovere i fattori sociali ed economici che spesso le determinano? Quali passi compiuti e quali da fare per la crescita di questa azione e della consapevolezza missionaria che la sostiene?».
La domanda se la comunità cristiana sia pronta a prendersi cura delle famiglie ferite qui risuona quasi angosciata e sollecita fortemente un percorso di conversione della comunità tutta, prima ed insieme con coloro ai quali debbono essere rivolte le cure pastorali: il pericolo, che anche i Padri sinodali sembrano voler scongiurare, è proprio quello che in precedenza si è definito come “sindrome da fratello maggiore”.
Poi alla domanda n. 38 viene rilanciata con forza la possibilità di assumere la prassi ortodossa nelle situazioni dei divorziati risposati della Chiesa latino-romana:
«38. La pastorale sacramentale nei riguardi dei divorziati risposati necessita di un ulteriore approfondimento, valutando anche la prassi ortodossa e tenendo presente «la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti» (n. 52). Quali le prospettive in cui muoversi? Quali i passi possibili? Quali suggerimenti per ovviare a forme di impedimenti non dovute o non necessarie?»
Qui si chiede una prospettiva diversa che coinvolge sia la possibilità delle seconde nozze sia anche quella relativa all’ammissione alla mensa eucaristica.
1.2.3. Omosessualità
Anche in riferimento a questa problematica la richiesta alla comunità cristiana è contenuta nella domanda n. 40, che così si esprime:
«40. Come la comunità cristiana rivolge la sua attenzione pastorale alle famiglie che hanno al loro interno persone con tendenza omosessuale? Evitando ogni ingiusta discriminazione, in che modo prendersi cura delle persone in tali situazioni alla luce del Vangelo? Come proporre loro le esigenze della volontà di Dio sulla loro situazione?».
C’è da una parte il pressante invito ad evitare “ogni ingiusta discriminazione” e dall’altra anche quella di “proporre loro le esigenze della volontà di Dio”. La questione appare aperta e ancora bisognosa di approfondimenti, forse non solo pastorali.
1.2.4. Trasmissione della vita
In riferimento a questa attuale questione, sulla quale la discussione non si è mai interrotta, il Sinodo interpella la comunità cristiana con la domanda n. 41:
«Quali i passi più significativi che sono stati fatti per annunziare e promuovere efficacemente la apertura alla vita e la bellezza e la dignità umana del diventare madre o padre, alla luce ad esempio della Humanae Vitae del Beato Paolo VI? Come promuovere il dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche in maniera che venga rispettata l’ecologia umana del generare?».
Qui compaiono i seguenti due aspetti in precedenza non considerati:
1) L'Humanae Vitae non viene riportata come riferimento normativo, ma come indicazione esemplificativa in merito all'apertura alla vita e alla paternità responsabile.
2) Si chiede alla comunità ecclesiale un contributo per instaurare un dialogo con le scienze e le tecnologie biomediche, in maniera che venga rispettata l'ecologia umana del generare.
Valore esemplificativo dell'Humanae Vitae e richiesta di collaborazione con le scienze e le tecnologie biomediche appaiono come una prospettiva che dovrebbe portare ad una riflessione più approfondita su tutta la materia dei metodi di programmazione della fertilità di coppia e alla ricomposizione dell’esistente frattura tra insegnamento magisteriale e prassi della comunità ecclesiale.
2. Prospettive sinodali alla luce dei documenti preparatori
Anche le nuove prospettive, con le quali il prossimo Sinodo dovrà confrontarsi, saranno considerate nella stessa sequenza con la quale le quattro condizioni etiche sono state già in precedenza esaminate.
Tuttavia in maniera diffusa affiora l’istanza a non considerare la dottrina come impedimento a dare risposte pastorali adeguate alle esigenze emerse nel corso del Sinodo straordinario.
2.1. Matrimoni civili e convivenze
L’importante riconoscimento della continuità del matrimonio naturale delle origini con il sacramento nuziale cristiano, porta al ragionevole apprezzamento ecclesiale di quel “processo dinamico e graduale” nella progressiva integrazione dei “doni di Dio”, per cui le coppie di conviventi, già nella loro attuale condizione, possano venire accolte e comprese nella Chiesa come coppie in cammino verso la meta del matrimonio sacramentale.
Questo pone anche le questioni connesse alla possibilità di accostarsi ai sacramenti da parte di coloro che sono sposati solo civilmente o dei conviventi, la cui condizione potrebbe esser considerata come una tappa di passaggio verso la pienezza del matrimonio cristiano.
È una prospettiva da prendere sul serio e che probabilmente imporrà un approfondimento della materia anche di ordine dottrinale.
2.2. Divorziati risposati
L’approvazione del n. 52 della Relatio Synodi dovrebbe comportare la “riammissione condizionata” dei divorziati risposati all’Eucaristia.
Inoltre, la sollecitudine pastorale verso i cattolici che si trovano in queste condizioni potrebbe anche esigere una riflessione teologica che approfondisca e applichi al binomio Cristo/Chiesa – sposo/sposa (fondante del sacramento del matrimonio) la categoria teologica dell’analogia, la quale, sebbene comporti una “similitudine forte”, tuttavia ex parte hominum non potrà essere sempre perfetta a causa della fragilità umana.
Infine, il prossimo Sinodo è chiamato a dare una risposta chiara se la prassi ortodossa sulle seconde nozze e sull’ammissione alla mensa eucaristica dei risposati possa essere acquisita anche nell’ambito della Chiesa latino-romana.
2.3. Omosessualità
Questo è un ambito nel quale probabilmente c’è ancora da studiare e da capire. I Lineamenta, allo stato attuale dei lavori non indicano altra strada da seguire se non quella della accoglienza pastorale.
In questo contesto viene inserita anche tutta la polemica sorta attorno alla “teoria del gender”, sul quale pare diffuso in ambito cattolico un chiaro rigetto.
Nell’Instrumentum laboris del Sinodo straordinario 2014 a tal riguardo si legge al n. 114: «Un fattore che certamente interroga l’azione pastorale della Chiesa e rende complessa la ricerca di un atteggiamento equilibrato nei confronti di questa realtà, è la promozione della ideologia del gender, che in alcune regioni tende ad influenzare anche l’ambito educativo primario, diffondendo una mentalità che, dietro l’idea di rimozione dell’omofobia, in realtà propone un sovvertimento della identità sessuale».
Tuttavia, ancora nell’Instrumentum laboris al n. 117 si legge: «Molte risposte e osservazioni richiedono una valutazione teologica che dialoghi con le scienze umane, per sviluppare una visione più differenziata del fenomeno dell’omosessualità. Non mancano richieste volte ad approfondire, anche attraverso organismi specifici, come ad esempio le Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, il senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna, in grado di far fronte alla ideologia del gender». Si è ancora nell’ambito di una “pastorale difensiva”, tuttavia emerge la necessità di capirne di più e l’idea di affidare alle Pontificie Accademie delle Scienze e per la Vita, uno studio accurato del senso antropologico e teologico della sessualità umana e della differenza sessuale tra uomo e donna probabilmente sarebbe una via di uscita dall’attuale impasse.
2.4. Trasmissione della vita
Come si è già visto in precedenza, i problemi sorgono quando si deve affrontare la questione relativa alle modalità applicative dell’esercizio della paternità/maternità responsabile, che l’Humanae Vitae vorrebbe concentrate esclusivamente sui metodi naturali, mentre tale raccomandazione, come denunzia lo stesso Instrumentum laboris del Sinodo straordinario 2014, è prevalentemente disattesa fin dal tempo della pubblicazione dell’enciclica di Paolo VI, anche con l’assenso di diverse conferenze episcopali.
I Padri sinodali hanno sin qui mostrato una visione statica su questi temi, anche se, come si è precedentemente rilevato, appare leggermente ridimensionata dalla domanda n. 41 inserita nei Lineamenta del prossimo Sinodo.
Qui la mancanza assoluta della presa in considerazione della coscienza dei cattolici praticanti, della prassi da essi seguita e, perché no, anche del loro sensus fidelium, pare rendere ardua la convergenza tra insegnamento ecclesiastico e comportamenti adottati, con refluenze di non poco conto nella dicotomia tra foro interno e foro esterno sia nei laici sia nei chierici.
È proprio nelle questioni connesse alla trasmissione della vita che l’assenza della coscienza del soggetto morale risulta molto problematica.
L’insegnamento magisteriale ha avuto un rapporto complesso e articolato con la coscienza e si è passati dalla sua condanna alla sua esaltazione, non senza posizioni intermedie di diffidenza.
In effetti, se alla coscienza del singolo soggetto morale può riconoscersi qualche problematicità connessa alla potenziale autoreferenzialità in cui potrebbe cadere, alla “coscienza della coppia cristiana” dovrebbe essere riconosciuto un grado più alto di credibilità in merito alle questioni di specifica intrinseca competenza, quali sono appunto le modalità di regolazione della paternità/maternità responsabile, proprio a ragione della particolare assistenza che la coppia di sposi cristiani può vantare a ragione della particolare grazia conferitale con il sacramento del matrimonio.
Dovrebbe poter essere riconoscibile che una coppia di sposi cristiani, che ha la dignità e il ministero di rappresentare l'amore di Cristo nei confronti della Chiesa e che è essa stessa "Chiesa domestica" (LG 11 e FC 21), non dovrebbe avere altro organo normativo della propria vita sessuale di coppia che se stessa, come pare indicare anche GS 49: «Questo amore è espresso e sviluppato in maniera tutta particolare dall'esercizio degli atti che sono propri del matrimonio. Ne consegue che gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità sono onesti e degni; compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano ed arricchiscono vicendevolmente nella gioia e nella gratitudine gli sposi stessi».
Conclusione
Verosimilmente quello di ottobre 2015 sarà un Sinodo che si muoverà tra ingombranti presenze e imbarazzanti assenze.
Un’ingombrante presenza sarà la tentazione di risolvere tutto ricorrendo ad una pastorale misericordiosa, mentre un’imbarazzante assenza sarà la possibilità di discutere, per esempio, sulla dottrina del matrimonio o sulla morale cristiana.
L’impedimento a discutere di dottrina rischia di dare campo libero a chi sostiene che la pastorale possa fare poco o niente, perché deve mantenersi fedele alla “immutabile dottrina”, senza che il Sinodo possa nemmeno aver la possibilità e, forse, neanche la capacità di interrogarsi sulla effettiva funzione della dottrina.
Ci sarà l’ingombrante presenza della “legge naturale”, che, se, però, fosse portata alle sue logiche conseguenze potrebbe portare ad aperture positive almeno nei confronti delle unioni non ancora sacramentalmente sancite.
Potrebbe esserci l’imbarazzante assenza del riconoscimento di una positiva funzione della coscienza del fedele di Cristo e, addirittura, del sensus fidei fidelium, facendo fallire nuovamente l’inalienabile urgenza di far incontrare insegnamento magisteriale e prassi del Popolo di Dio.
In definitiva il prossimo Sinodo si muoverà tra grandi aspettative suscitate da Papa Francesco, ma anche dal peculiare momento storico ecclesiale e mondiale, e grandi paure ad aprirsi alle nuove prospettive imposte dall’evolversi della storia umana e della Chiesa.
Ma tutto questo rimane nelle sapienti mani dello Spirito, in cui tutti i credenti confidano. >>

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